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Di nuovo a Scuola!

Mai come quest’anno le sensazioni di sollievo per l’inizio del nuovo anno scolastico accomunano studenti e genitori. 18 mesi di DAD hanno sfiancato gli uni e gli altri, anche se per motivi diversi: gli studenti, all’inizio allietati dalla “comodità” di fare lezione dal letto, di sparire dallo sguardo vigile degli insegnanti spegnendo la telecamera “scusi prof…ho la connessione lenta!”, hanno finito per rendersi conto che l’apprendimento ne ha risentito, così come le loro relazioni, il loro stesso “esistere” nella mente di compagni e professori. I genitori che hanno trascorso mesi a scaricare e caricare i compiti, a “monitorare” la connessione dei figli, la loro partecipazione, la qualità delle lezioni, la motivazione, per poi rendersi conto che nonostante i loro sforzi molto è stato perso, anche se non tutto.

Allora adesso che finalmente si ritorna in classe le speranze come le aspettative sono molte, da parte di tutti gli attori in causa. Si perché tra le aspettative, in molti c’è anche quella di “recuperare” tutto quanto perso a causa dei tempi e delle modalità non proprio perfette della DAD. Professori, genitori e studenti. Occorre però fare attenzione e non dimenticare che bambini e ragazzi sono soprattutto esseri umani che vivono un tempo “inquinato” dalla pandemia, che hanno vissuto un’esperienza “di perdita” che non ha eguali e che noi adulti facciamo molta fatica a comprendere nelle sue dimensioni e implicazioni.  La scuola, l’istruzione, sono importanti soprattutto per noi adulti che ne conosciamo le conseguenze a lungo termine. I ragazzi hanno ben altre priorità ed è giusto che sia così. Dobbiamo accogliere innanzi tutto il loro bisogno di tornare ad essere in relazione con gli altri: compagni e professori, perché non è detto che il semplice “riaprire le scuole” risolva tutto quello che è stato compromesso dalla pandemia.

Molti ragazzi saranno in grado di ricostruire routine e abitudini, riallacciare rapporti, riaffrontare fatiche e ansie, riprendendo da dove avevano interrotto. Per altri potrebbe essere più faticoso, potrebbero esserci paure – molte delle quali peraltro indotte dagli adulti – preoccupazioni legate al senso di adeguatezza, all’accettazione, alla prestazione. Pensieri negativi che confliggono con l’entusiasmo esibito dai più, Media compresi, riguardo la ripresa delle attività didattiche.

E’ a questi ragazzi che dobbiamo prestare maggiore attenzione, restando in ascolto e con gli occhi bene aperti osservandoli con discrezione, ma con sguardo attento e non giudicante per cogliere i segnali di eccessiva fatica e poter dar loro una mano, spiegando che può essere normale sentirsi cosi, che la ripresa è faticosa e che ciascuno ha bisogno di tempo e spazio per riprendere le sue abitudini, per familiarizzare di nuovo con un ambiente che ci hanno dipinto ostile e pieno di insidie fino a qualche settimana fa, per riallacciare rapporti che magari erano già fragili o appena accennati e che adesso richiedono di ricominciare daccapo, con un nuovo investimento emotivo.

Cerchiamo di essere comprensivi con i nostri bambini e ragazzi, genitori o insegnanti che siamo, le nostre priorità sono diverse dalle loro, ma spetta a noi creare per loro uno spazio, nel quale non si sentano giudicati per non essere sempre felici, super efficienti, in una parola..."perfetti".

Uomini che Odiano le Donne

Parafrasando un famoso titolo letterario e cinematografico, voglio soffermarmi a riflettere sull’ennesimo episodio di omicidio di una giovane donna che ha osato lasciare un fidanzato che non ha saputo farsene una ragione.

La cronaca ci fornisce ormai quasi quotidianamente episodi di questo genere che etichettati come “femminicidi” vanno ad ingrossare una lista la quale, passate 48 ore non sembra più impressionare nessuno. Le istituzioni non sembrano riuscire a trovare protocolli di prevenzione idonei a contrastare il fenomeno, nell’ultimo caso il “provvedimento restrittivo” ha, a posteriori, il sapore di una beffa…. Il soggetto non avrebbe potuto avvicinarsi alla vittima, eppure lo ha fatto compiendo un atto talmente estremo da rendere questo provvedimento ridicolo. Ma noi gente comune cosa possiamo fare? non abbiamo strumenti per intervenire sulle leggi, né possiamo farci giustizia da soli. Se anche la denuncia tanto caldeggiata presso le donne vittime di violenza domestica, alla fine non protegge, cosa si fa? E’ proprio vero che siamo inermi di fronte a questi eventi?

Intanto occorre dire che le denunce non cadono tutte nel vuoto, che servizi sociali, giudici e forze dell’ordine nella maggior parte dei casi riescono a fermare il degenerare delle situazioni e la cronaca ci informa delle eccezioni, mai della regola: le notizie belle non fanno notizia. Quindi denunciare è sempre utile e necessario. Ma possiamo fare molto anche prima della denuncia.

Gli uomini che usano violenza sulle donne, così come quelli che non si sanno rassegnare all’abbandono prima di essere partner sono stati figli. Dietro a questi uomini ci sono famiglie all’interno delle quali, dobbiamo domandarci, quale tipo di sistema di valori ha fatto da sfondo all’educazione? Non basta mandare i figli a catechismo, fargli fare battesimo-cresima-comunione e ovviamente farli sposare in chiesa, per metterci al riparo dal rischio di allevare un uomo violento.

Noi genitori abbiamo enormi responsabilità nel modo in cui i nostri figli interpreteranno il ruolo di partner prima e genitori poi. Sicuramente con l’esempio, ma anche e soprattutto attraverso l’educazione alla tolleranza della frustrazione. I nostri figli sono iper-protetti e non solo rispetto ai pericoli “esterni”, quanto ai dolori piccoli e grandi che ogni individuo si trova a dover fronteggiare nel corso della sua esistenza. Genitori “spazzaneve” sono quelli che nell’intendo di salvaguardare la serenità e la felicità dei figli, si fanno carico di ‘spazzare’ via dal loro cammino qualsiasi ostacolo, intervengono con educatori, insegnanti, allenatori appena intravvedono il pericolo del giudizio negativo, della non riuscita eccellente, del non riconoscimento del loro valore, delle loro doti. Genitori che pur di evitare ai figli il dispiacere della perdita, si fanno tramite anche con gli amici nei loro dissidi, si prodigano nel tentativo di risolvere le dispute, o all’opposto riversano tutta la responsabilità dei conflitti sugli “altri” che non sono onesti, che tramano, che non meritano, invece di sollecitare una riflessione sulle responsabilità personali, sui comportamenti di entrambe le parti, sui sentimenti degli altri per infine consolare e lenire le ferite per permettere ai figli di sperimentare che il dolore si può sopportare, che non uccide e non determina la fine, ma solo una svolta.

Non guardiamo a questi episodi di cronaca con il sollievo di chi pensa “a noi non succederà mai”, ma con la domanda “ho fatto tutto quello che potevo per rendere mio figlio capace di sopportare la frustrazione? Quante volte l’ho lasciato cadere? Quante volte l’ho lasciato piangere? Quante volte l’ho consolato?” e soprattutto “quante volte sono stata/o capace di tollerare il dolore di mio figlio?”

Se tornare alla normalità è difficile…

Tutto intorno a noi inizia a muoversi, tutti dicono che finalmente adesso si può ritornare alla vita, alla socialità, moltissimi pianificano vacanze, altri partono per il mare nel week end, altri si ritrovano regolarmente con gli amici per il rito dell’aperitivo, ma noi ci sentiamo bloccati.

Non per tutti l’allentamento delle norme anti-covid ha segnato la ripresa della normalità. Per alcuni di noi sembra più difficile che per altri ritrovare la fiducia nell’ambiente circostante e nel prossimo. Per altri ancora sembrano esaurite le energie, come se fosse intervenuta una stanchezza profonda, o una assenza di motivazione per riprendere le attività sociali pre-pandemia.

Chi vive questa condizione si sente ‘diverso’, quasi anormale, rispetto ad una moltitudine che sembra piena di energia e incurante dei rischi, o della fatica di riallacciare relazioni, di ritrovare fiducia negli altri, di accettare la vicinanza di sconosciuti, come se si sentissero invulnerabili.

Si tratta di sensazioni e paure che sono compatibili con l’esperienza della pandemia, con lo stato di allarme che ha caratterizzato gli ultimi 16 mesi e che su alcuni ha avuto un impatto apparentemente gestibile, ma con strascichi inattesi. Per altri ha solo aumentato uno stato di allerta già presente, per esempio nei soggetti ansiosi. Ci sono poi le persone nelle quali il prolungarsi dello stato di emergenza ha fatto emergere fragilità che fino ad ora erano restate latenti.

Qualunque sia la causa occorre innanzi tutto essere consapevoli che abbiamo attraversato un’esperienza del tutto nuova, rispetto alla quale nessuno era preparato, ma tutti abbiamo dovuto attingere alle nostre risorse psichiche (e non solo) per farvi fronte, in un continuo altalenare tra aperture e chiusure, allarmi e ripartenze parziali, illusioni e disillusioni. Molti di noi hanno perso molto in questa pandemia, dal punto di vista degli affetti, o delle sicurezze finanziarie, o del lavoro, o come nel caso dei giovani, in termini di ‘vita’ spesa. Oltre a questo, tutti noi abbiamo perso quel senso di sicurezza effimera nel nostro stato di salute, che ci permetteva di muoverci nell’ambiente incuranti delle insidie perché non ci era mai successo di doverci tenere a distanza dai nostri simili, che non ci erano mai stati rappresentati come pericolosi.

Allora è importante, per chi si sente ancora bloccato in casa, incapace di riprendere tutte le attività sociali di prima, concedersi il tempo di affrontare con gradualità l’esterno, la prossimità, il contatto. Non avere fretta, ma impegnarsi ogni giorno in un piccolo esercizio di ri-socializzazione per riacquistare fiducia in sé e nella propria forza di far fronte alle insidie e uscirne vincitori.

Il lockdown ha influito sulle relazioni uomo-donna?

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"I tempi delle donne sono senza dubbio più rapidi e più veloci di quelli degli uomini. Nel senso che quando c'è un coinvolgimento, anche solo nello scriversi via chat, per una donna di qualsiasi età è come se fosse stato già fatto un passaggio 'oltre'. È disposta a mettersi in relazione diversamente da un uomo. Spesso, invece, vedo uomini che quando sentono la possibilità di una relazione più approfondita, malgrado sia stata cercata pure da loro e quindi con una partecipazione reciproca, alla fine hanno paura di andare avanti. Questo avviene per gli incontri virtuali, sdoganati dalla pandemia, ma lo stesso avverrebbe se la conoscenza fosse fatta vis à vis". (Carlo Valitutti psichiatra – Ag. Dire; Roma 15 giugno)

Questa pandemia ha certamente avuto una responsabilità nel cambiamento almeno delle modalità con le quali uomini e donne hanno gestito le loro relazioni: in un tempo sospeso dove per mesi siamo stati costretti in casa, con la mancanza di rapporti sociali e la distanza forzata, il mondo virtuale, quello delle chat e dei siti di incontri, è arrivato a compensare un mondo reale proibito. Questo, però, non ha sostanzialmente modificato la tendenza di alcuni uomini a rimanere in superficie prendendo tempo, se non a volte addirittura scappando, da coinvolgimenti troppo stringenti e quella di alcune donne ad avere- e a cercare- una relazione più approfondita, dando a volte la sensazione di avere “fretta di legarsi".

Ovviamente non generalizziamo, molto dipende dalle inclinazioni personali e dalle esperienze che ciascuno matura, ma dobbiamo sempre tener presente che le differenze individuali uomo-donna esistono proprio in virtù delle differenti esperienze che hanno caratterizzato la storia evolutiva umana. Infatti, se alle donne dobbiamo riconoscere una maggiore dimestichezza con la parola questo è anche a causa del ruolo che le stesse hanno svolto nello sviluppo sociale e culturale del genere umano. Non è certo una colpa se l’uomo ha iniziato la sua evoluzione “specializzandosi” nella caccia e la donna nella “raccolta” e nell’accudimento.

Casomai la colpa sta nel rifiutarsi di evolvere, crescere, cambiare all’insegna del “io sono fatto/a così”. Questi tempi così complessi impongono ad entrambi i sessi uno sforzo di adattamento alle mutate condizioni, e così come negli anni si è fatta strada l’idea che i padri non abbiano limiti fisici o cognitivi che impediscano loro di accudire i loro figli, allo stesso modo non c’è ragione di ritenere che gli uomini non possano imparare a relazionarsi in modo più approfondito, imparando a parlare e a confrontarsi con l’altro sesso anche sui sentimenti e sulle emozioni. “l’uomo che non deve chiedere mai” è ormai un cavernicolo, l’uomo contemporaneo sa essere sensibile e determinato, è istruito: sa parlare di sport come di scienze, così come la donna sa essere madre amorevole e attenta e sa fare carriera, sa parlare di sentimenti, ma sa andarsene se il partner non è capace di rispondere adeguatamente ai suoi bisogni.


Adolescenti Responsabili

Adesso che gli adolescenti stanno aderendo in massa (molto più che i 60enni) alla campagna di vaccinazione dove sono le voci che li descrivevano irresponsabili, incapaci di affetti verso i loro nonni, restii ad assumersi la fatica di limiti e restrizioni? Certo ci sarà sempre chi vorrà dare a questo gesto il senso di un tentativo di sentirsi liberi di girovagare in lungo e in largo senza limitazioni, di potersi lasciar andare a qualunque vizio, come se ci si fosse dimenticati la forza del desiderio di libertà e di scoperta che l’adolescenza mette nel petto dei bambini di ieri, adulti di domani, alla ricerca di sé e dell’altro.

Una ricerca che molti di noi adulti hanno rinunciato a fare, con la scusa del rischio contagio ci rinchiudiamo nella sicurezza effimera delle nostre quattro mura, con la nostra tv, le nostre torte e le pizze che tanto ci fanno sentire bravi. Guardiamo con malcelata invidia l’energia che anima i nostri giovani, e invece di ammirare giudichiamo, critichiamo, etichettiamo.

Li vogliamo in casa, ma non davanti ai videogiochi; li vogliamo bravi a scuola, ma non con una loro testa per pensare e giudicare la qualità di quella scuola; li vogliamo pieni di amici, ma quelli che piacciono a noi; li vogliamo ubbidienti e rispettosi delle regole, ma anche appassionati lottatori per i principi importanti per noi, insomma li vogliamo  diversi da come sono.

E se invece questa volta la loro corsa al vaccino fosse la dimostrazione che hanno capito il valore della libertà, ma anche quello della responsabilità sociale? Se avessero messo in moto il loro pensiero per spazzare via dal loro orizzonte i complottisti e i fatalisti e volessero credere al valore della ricerca e della scienza? E se questa volta fossero loro, i minorenni, a chiedere ai genitori preoccupati dei microchip sotto pelle, di essere portati agli hotspot per essere vaccinati al più presto?

Quanto farebbero apparire molti adulti inadeguati ai loro occhi?

Impariamo ad accettarli nella loro voglia di vita, a volte strabordante, ma fondamentale per diventare adulti dal pensiero indipendente.


Italiani sempre più sotto stress

Dall’ultima rilevazione effettuata dall’Istituto Piepoli, Il 34% degli italiani presenta livelli di “stress elevato”, 10-15 punti in più rispetto ai valori medi degli anni precedenti. Le fonti principali sono: l’emergenza Covid (54%), le preoccupazioni per l’economia (44%), le condizioni lavorative (37%), l’organizzazione famiglia/lavoro e le relazioni con partner e figli (26%). Se mettiamo insieme questi numeri, ci rendiamo conto come il benessere psico-fisico delle persone sia fortemente influenzato dalla situazione pandemica e da tutte le conseguenze effettive o temute che essa ha sulla vita di tutti noi, a volte senza che ne abbiamo piena consapevolezza. Infatti sulla nostra quotidianità incombono impegni lavorativi, familiari o scolastici che devono essere comunque rispettati nonostante le limitazioni, le paure e le difficoltà organizzative. Questo ci impone di apportare continue modifiche alle nostre routine, che anzi cessano di essere routine proprio in virtù dell’estrema incertezza che caratterizza questo periodo. Ma gli esseri umani nascono abitudinari: funzioniamo bene se la nostra vita può contare su un certo numero di prassi consolidate, situazioni note, azioni ripetitive che possiamo compiere senza porre troppa attenzione, orizzonti definiti. Dai ritmi di sonno-veglia, a quelli dei pasti, all’orario lavorativo, agli appuntamenti con gli amici, al momento in cui prenotare le vacanze estive, ci piace fare progetti e pianificare il nostro tempo. Prima di questa pandemia la nostra vita era scandita da alcuni rituali che rispondevano al nostro bisogno di ‘ancoraggio’, di piccole certezze. Tutto messo in crisi dal Covid che come un tornado ha sparigliato le carte e ci ha gettati nell’incertezza sulla nostra salute, quella di nostri cari, o delle persone che incrociamo al supermercato, sul quando e come poter vedere gli amici, uscire a fare un giro per il puro gusto di farlo, alle modalità di lavoro, al lavoro stesso. In tutta questa incertezza, dove niente sembra offrire garanzie di durabilità, è normale sentirsi disorientati, privi di motivazione e di energia; nel mio lavoro non è raro imbattermi in persone che raccontano di aver perduto ogni interesse anche per quelle attività di tipo hobbistico che sembravano la meta agognata nei periodi di lavoro intenso e che oggi, pur avendo la possibilità di dedicarvi tempo, hanno perso smalto, attrattività. Per altri la crisi è legata alla percezione di un conflitto interno tra l’idea di sé come persone attive e piene di energia e l’osservazione di una realtà di sé quasi irriconoscibile per inerzia e pigrizia. C’è da dire che tutto questo passerà: come dice un brano di un famoso pezzo di Renato Zero <<nessuna notte è infinita…>>


Adolescenti in sofferenza

I recenti avvenimenti che hanno visto protagonisti adolescenti rissosi e violenti, hanno fatto emergere un disagio che sembra troppo semplicistico catalogare come puro disprezzo delle regole. Quello che abbiamo potuto osservare negli ultimi 11 mesi è una periodica emissione di regole a volte più restrittive, altre leggermente permissive, ma sempre all'interno di una cornice ansiogena e colpevolista. E se da un lato il diritto alla salute è imprescindibile, dall'altro come adulti abbiamo il dovere di riflettere su cosa significhi salute.
Secondo l'OMS salute non è la semplice assenza di malattia, ma uno stato di benessere dell'individuo che si deve realizzare in tutti gli ambiti fondamentali della vita: lavoro, relazioni, sessualità; questo significa che non basta curare malattie e proteggersi rispetto a virus o contagi, occorre produrre ogni sforzo per tutelare anche le altre aree della vita che concorrono anch'esse al benessere dell'individuo. A maggior ragione quando stiamo parlando di giovani, quegli stessi ai quali domani chiederemo di essere efficienti al punto da pagare le nostre pensioni. Invece le risse e gli assembramenti cui stiamo assistendo sono proprio l'espressione di un malessere che non trova nessun contenitore istituzionale o informale che sappia leggerlo, comprenderlo e curarlo. Non condanniamo sommariamente i nostri adolescenti, ma cerchiamo di comprendere il loro senso di smarrimento, vestendo per loro l'abito dell'adulto competente, che non ha tutte le risposte ma è capace di dare una lettura della realtà il più possibile serena e consapevole. Consapevole di essere noi stessi in difficoltà, riconoscendo il nostro bisogno di chiedere aiuto, abbandonando la supponenza di essere in grado di fronteggiare qualsiasi emergenza come si affronta una partita di calcetto scapoli-ammogliati. Il nostro è un tempo difficile, per gli adulti e per gli adolescenti in modo diverso, ma pur sempre difficile. aiutiamoli e aiutiamoci a superarlo affidandoci a professionisti competenti. Come quando abbiamo un malessere nel corpo cerchiamo il medico, così dobbiamo sapere che il malessere della psiche non è necessariamente pazzia, ma merita la giusta attenzione da parte di un esperto appositamente preparato.

Covid-19

La Pandemia ci ha prima colti di sorpresa, poi preoccupati, allarmati, impauriti, stressati, stancati... Siamo sottoposti a sollecitazioni importanti da diversi mesi e non sempre le informazioni ci arrivano da fonti attendibili: è difficile districarsi e capire cosa è giusto fare, cosa è adeguato e cosa no. Cliccando sul bottone sotto, puoi scaricare gratuitamente il vademecum dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia con alcuni validi consigli per affrontare questo difficile periodo mantenendo lucidità e serenità.

Ordine Psicologi-vademecum-coronavirus.pdf